|
|
|
Torre di Porta Terra
Come tutte le torri oggi visibili, la torre di Porta Terra viene costruita
agli inizi del Cinquecento, in un periodo antecedente al completamento
delle cortine e dei fortilizi, come testimonia la pianta allegata al progetto
di Giorgio Palearo Fratino, risalente al 1573, che indica le torri come
già esistenti.
Ribattezzata "Porta a Terra" in epoca sabauda, in origine era
la Porta Reial, ossia l'ingresso principale della città, già
sovrastato dallo stemma in pietra della Corona d'Aragona, oggi conservato
al suo interno. Sino alla fine dell'Ottocento, epoca in cui la città
fu smilitarizzata, la porta, che veniva chiusa all'imbrunire, permetteva
l'entrata e l'uscita dalla città in direzione dell'entroterra.
La torre ha una tipologia decisamente cinquecentesca, con portale in conci
di pietra arenaria ben squadrati ed una struttura perimetrale ottenuta
con la tecnica "a sacco". La sua particolarità consiste
nell'avere un avancorpo quadrangolare, probabilmente anteriore alla sua
costruzione. A differenza delle altre torri, il piano inferiore non presenta
la volta costolonata, rilevabile invece al piano superiore dove si apre
una porta che immetteva nel camminamento della cortina. Altre due porte
sono visibili al piano terra; in quella che prospetta verso il porto,
caratterizzata dal tipico schema catalano della dovella, cioè dell'arco
a tutto sesto in conci trapezoidali, è stato inserito il monumento
ai caduti in guerra.
Torre di San Giovanni
Già denominata di S. Michele nel '500 e di Mezzo nel '600, assolveva
ad una rilevante funzione strategico-militare e difensiva, in quanto permetteva
un rapido collegamento con la torre del Portal (Porta Terra) e con quella
dell'Esperó Reial. Situata a ridosso dell'imponente forte di Montalban,
oggi demolito, la massiccia costruzione presenta una volta con nervature
a raggiera. La torre, inizialmente di altezza superiore, fu ridimensionata
con molta probabilità nel terzo decennio del Settecento: la sua
porta d'ingresso era originariamente alla base del piano superiore al
quale si accedeva per mezzo di una galleria, che attraversava il muro
della cortina.
Torre di Sulis
Sorta al posto della medievale Torre dell'Esperò Reial, la costruzione
cinquecentesca a pianta circolare, consta di due grandi ambienti sovrapposti
coperti da volte a potenti nervature radiali. Una scala elicoidale ricavata
nell'ampio spessore del muro perimetrale (6 metri), consente l'accesso
all'ambiente superiore.
Questa torre era racchiusa nel perimetro del forte dello Sperone, demolito
alla fine dell'800. Da essa, situata in posizione angolare, si dipartivano
le cortine che munivano il fronte sud delle fortificazioni per collegarsi
alla torre di S. Giacomo e, in direzione nord, la congiungevano con la
torre di S. Giovanni. Di queste strutture sono state rinvenute le tracce
durante le indagini archeologiche che hanno interessato l'area prospiciente
la torre in occasione dei recenti restauri. Il portale attuale è
stato realizzato sulla rasatura di una di queste strutture, visibile nel
prospetto, mentre l'ingresso originale è visibile nell'apertura
con arco a raggiera situata al piano superiore, all'altezza del cammino
di ronda. Dall'Ottocento la struttura è nota come Torre di Sulis
dal nome del tribuno cagliaritano Vincenzo Sulis rinchiusovi dal 1799
al 1821, perché accusato di congiura e tradimento. All'antica torre
dell'Esperò Reial è legata l'eroica partecipazione delle
donne algheresi che si rivelò decisiva nel respingere l'assalto
delle truppe del Visconte di Narbona avvenuto nel 1412. Da questo fatto
storico nacquero le famose Cobles che il popolo cantava accompagnando
al rogo il fantoccio di un soldato francese in occasione della rievocazione
della vittoria ottenuta; col tempo la tradizione dei festeggiamenti legati
a questo avvenimento è andata perduta, tuttavia la figura del soldato
francese si è rifunzionalizzata ed ha trovato la sua collocazione
all'interno dei festeggiamenti carnevaleschi; questi, infatti, si svolgono
secondo la tipologia del funerale simbolico e vedono portare al rogo,
al posto del Re Giorgio, figura che caratterizza il Carnevale di molti
centri della Sardegna, proprio il soldato francese.
Torre di San Giacomo
Dedicata a Sant Jaume per onorare il re Giacomo I il Conquistatore, la
torre, di pianta ottagonale, risalirebbe al XVII secolo. Presenta una
volta costolonata, sia nel piano superiore che in quello inferiore, ed
al suo esterno è ben visibile una decorazione gotica, forse avanzo
di una cornice o elemento di spoglio, simile agli elementi che adornano
il portale di Santa Maria. Elementi tipicamente catalani sono la nicchia,
situata all'ingresso, e la breve scala elicoidale che immette al piano
inferiore. A breve distanza dalla torre si possono notare le tracce, rinvenute
nel corso dei recenti scavi archeologici che hanno interessato questo
settore urbano, della cortina e di due torrette pertinenti al circuito
difensivo cinquecentesco e in seguito racchiuse all'interno del nuovo
bastione, realizzato nel Settecento per porre rimedio allo stato di degrado
in cui versavano le mura nel fronte a mare.
La torre della polveriera
Costruita a metà del XVIII secolo, durante il dominio dei Savoia,
la torre viene destinata ad arsenale per armi e polvere da sparo per la
difesa contro gli attacchi provenienti dal mare. Nel XIX secolo, a poca
distanza dalla torre, viene costruita l'armeria del Regio Esercito Sabaudo
che si impianta sul seicentesco convento delle Isabelline, le cui strutture
sono state rinvenute nel corso degli scavi archeologici nel cortile del
vecchio ospedale marino.
La garitta reale
La garitta, che aveva la funzione di avamposto di guardia, viene costruita
nella zona dove sorgeva il Castellas, baluardo del sistema difensivo medievale
citato in alcuni documenti del XIV secolo, dalla quale si domina tutto
il golfo di Alghero. La più antica testimonianza su questo monumento
risale al 1766.
Torre e porta di Sant'Elmo
La torre, perpendicolare alla via che porta il suo nome, è dedicata
a sant'Erasmo (sant'Elm, in catalano), "Santo Navigatore" il
cui culto ha ad Alghero un'origine antichissima, testimoniata da un altare,
situato all'interno della grotta Verde, vicino alle falesie di Capo Caccia.
Il culto viene probabilmente portato in città già dai fondatori
genovesi. La costruzione, di forma circolare, si caratterizza per una
volta costolonata tipica del XVI secolo. All'esterno, scolpito in bassorilievo,
spicca lo scudo della Corona d'Aragona.
A breve distanza dalla torre si trova l'antica porta di S. Elmo, situata
al termine della via omonima e ora tamponata, che probabilmente costituiva
con il Portal Reyal (ora Porta Terra) ed il Portal de la Mar (ora Porto
Salve), uno degli ingressi della città medioevale.
Torre della Maddalena
Il nome della torre risulta già attestato in epoca medievale e
se ne è perpetuato il ricordo ai giorni nostri con l'omonimo forte
annesso, risalente alla fine del Cinquecento. Eretta anch'essa nel XVI
secolo, presenta pianta circolare con copertura a chiave di volta e oculo
centrale. All'esterno si notano alcuni corpi sporgenti in muratura, usati
come scolatoi per lanciare sui nemici olio e acqua bollente. L'ingresso
è ancora visibile al piano superiore ed è caratterizzato
da arco a tutto sesto. Sulla porta si apre una nicchia nella quale è
alloggiata una statua, forse della Maddalena, attualmente deteriorata
e non leggibile. In prossimità della porta, elemento tipicamente
catalano, si trova una breve scala elicoidale che immette al piano superiore.
La torre è chiamata anche "di Garibaldi", dall'eroe dei
Due Mondi che approdò ad Alghero nel 1855. L'occasione della visita
non fu però delle più felici, egli giunse infatti in città
per trarre in salvo i suoi familiari dall'epidemia di colera che vi imperversava.
Altro elemento d'interesse di quest'area è costituito dalle tracce
delle fortificazioni di età genovese-catalana costituite da un
muro con andamento nord-sud, perpendicolare alla cortina che ingloba la
torre, e che dai dati di scavo è risultato anteriore alla prima
metà del XIV secolo.
|
|