Negli ultimi anni si rileva sempre più diffusa
e spiccata la tendenza delle città ad assumere ruoli di "centralità
competitiva" nell'ambito del territorio di riferimento: infatti,
le città tornano ad essere poli di attrazione, calamite di funzioni
importanti, non solo economiche ma, con sempre maggior peso e influenza,
culturali. Tale circostanza è riconducibile, sostanzialmente,
al progressivo decentramento del potere politico-amministrativo dallo
Stato ai governi locali, che diventano così sempre più
"responsabili dei propri destini". In particolare, le città
diventano le cellule, le unità primarie di organizzazione di
una società, capaci di strategie economiche e politiche. In questo
scenario, si assiste ad un nuovo ed interessante fenomeno nel territorio,
rappresentato dalla rinnovata capacità del sistema locale di
attrarre nuove attività, saperi tecnici, culture ed economie
ma anche sulla capacità di valorizzare e potenziare le risorse
endogene. La capacità competitiva di un territorio è legata
a fattori cruciali quali - anche se potrebbe apparire un paradosso -
la capacità di collaborare e cooperare con i territori circostanti:
la crescente complessità delle attività sia di ordine
economico che sociale che le singole città sono tenute a svolgere
è dovuta principalmente al fatto che tali attività si
sviluppano su aree territoriali sempre più ampie ed estese, tali
da oltrepassare i confini amministrativi della città stessa;
la dimensione locale, quindi, non è più circoscritta ai
tradizionali perimetri amministrativi. Si impone quindi alle città
un nuovo sforzo progettuale e politico, necessario per ripensare le
forme di organizzazione e governo del territorio. In realtà geografiche
quali la Sardegna, caratterizzate da una densità di insediamento
piuttosto bassa e dall'assenza di concentrazioni urbane di grandi dimensioni,
la capacità di assumere un simile ruolo di direzione e guida
del processo di sviluppo può essere prerogativa, oltre che dalle
singole realtà cittadine, anche delle aggregazioni urbane di
area vasta che si sono create intorno ai principali poli urbani. In
questo contesto riveste un rilievo specifico la conurbazione che, sviluppatasi
intorno al triangolo Sassari - Alghero - Porto Torres, si estende a
diversi centri limitrofi, dotati di una funzione significativa nella
gerarchia urbana del territorio, o per il ruolo storicamente ricoperto
(Castelsardo) o per le dimensioni ed il rilievo economico (Sorso, Sennori)
o ancora per il trend di sviluppo demografico legato alla espansione
dell'industria turistica (Stintino, ma ancora Castelsardo e, in misura
minore, Sorso). Insieme alla zona metropolitana cagliaritana, quest'area
rappresenta uno dei due principali poli urbani della Sardegna, e concentra
in sé funzioni di primaria importanza nel generale contesto economico,
sociale, culturale dell'isola, fungendo da punto di riferimento imprescindibile
per il più vasto territorio della Sardegna nord-occidentale.
Proprio partendo da tali considerazioni, i comuni di Sassari, Alghero,
Castelsardo, Porto Torres, Sennori, Sorso e Stintino hanno deciso di
sfruttare l'opportunità concessa dai fondi della Pianificazione
strategica, disponibili a valere sulle risorse del POR Sardegna 2000-2006
- Asse V "Città" - Misura 5.1 "Politiche per le
Aree Urbane" e sulle somme attribuite alla R.A.S. dalla Riserva
Aree Urbane - Fondo Aree Sottoutilizzate di cui alla Delibera CIPE n.
20/04, per attivare un processo di lavoro che, parallelamente alle attività
in essere per la redazione dei rispettivi Piani Strategici Comunali,
affronti in maniera congiunta la diagnosi sulle criticità trasversali
che il territorio nel suo complesso si trova ad affrontare e porti all'elaborazione
di una visione condivisa della destinazione finale verso la quale far
convergere gli sforzi di tutti i protagonisti e delle principali modalità/azioni
attraverso le quali raggiungerla.